“Double Bind & Around” – Juan Munoz in mostra all’Hangar Bicocca

Niente può essere più sbagliato di definire Juan Munoz uno scultore. L’artista si rivela in realtà un narratore, creatore di mondi e personaggi che travalicano la nostra realtà per esplorare altri luoghi aldilà del tempo e dello spazio così come noi li intendiamo. Le sue opere ci trasportano in un mondo parallelo abitato da sculture antropomorfe, piccole abbastanza da eludere l’immedesimazione, ma grandi abbastanza da favorire il dialogo. Esse vivono in una perenne incompiutezza che si fa narrazione solo quando lo spettatore irrompe nel loro universo privato, chiudendo il circuito di relazioni che sta alla base della mostra. Ed è infatti proprio la rappresentazione dell’interazione che sembra dominare la ricerca dell’artista spagnolo. Le statue non sono mai presentate da sole, ma sono sempre poste all’interno di una fitta rete di scambi che si manifesta a più livelli.

munoz372

Il rapporto più immediato è quello che lega le sculture tra loro, che siano esse impegnate in una conversazione o che soffrano insieme appese al soffitto, non vengono mai percepite come singole unità, poichè è nell’insieme che trovano la loro ragion d’essere e il loro ruolo all’interno della storia. Ma non solo. Le figure non si limitano ad occupare lo spazio, lo abitano e lo vivono creando un legame con esso, alterandone la percezione  e piegandolo a giochi illusori. Tutti tratti che acquistano senso solo nel momento in cui entra in gioco il terzo elemento della relazione: lo spettatore. E’ nella sua mente che il racconto prende vita, le statue umanizzate lo attraggono e lo coinvolgono in questo sistema relazionale ed è lì che il “Double Bind” si compie, è lì che lo straniamento prende corpo. Immerso in coordinate spazio-tempo che non gli appartengono, eppure contemporaneamente inserito nella narrazione, lo spettatore fatica a distinguere la realtà dalla finzione, tanto da sentire le risate di quelle statue che lo fissano e lo scherniscono percependo la sua inadeguatezza.

Juan-Muñoz-Conversation-Piece-Dublin-1994-Courtesy-Fondazione-HangarBicocca-Milan-The-Estate-of-Juan-Muñoz-Madrid-photo-Attilio-Maranzano

L’installazione “Double Bind” , presentta per la prima volta nel 2001 alla Tate Modern di Londra, sottolinea quanto detto fino ad ora. Il primo piano, visibile dall’alto, mostra un pavimento con dei motivi geometrici illusionistici, alcuni dipinti, altri realmente cavi, due di questi ultimi sono attraversati da ascensori vuoti che salgono e scendonno in moto vano e perpetuo. Al piano di sotto, grazie ai carotaggi quadrati realizzati nel pavimento, ora trasformato in soffitto, è possibile intravedere un mezzopiano, inaccessibile agli spettatori, ma abitato dalle solite sculture, che vivono in case simili alle nostre, che ripropongono atteggiamenti analoghi ai nostri, ma nelle quali non possiamo riconoscerci, ritrovandoci così ad occupare una posizione voyeuristica. Mentre osserviamo questo piccolo mondo, il ronzio degli ascensori, e i fasci di luce che si proiettano dal piano superiore grazie alle aperture nel pavimento/soffitto, unici elementi di dialogo tra le due superfici dell’installazione, contribuiscono una volta di più a dislocare la percezione dello spazio rendendo lo spettatore allo stesso tempo protagonista e intruso.

munoz-double-bind-2001-up

http://www.hangarbicocca.org/mostre/future/Double-Bind-Around/

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...