Downtown 81: il documentario su Jean Michel Basquiat al cinema

Basquiat, tragico eroe postmoderno che riunisce nella sua persona, o meglio nel suo personaggio, tutte le contraddizioni della società edonistica degli anni Ottanta, di una New York allo sbando e di un mondo dell’arte totalmente schizofrenico.

Di Basquiat si rimpiange ciò che avrebbe potuto fare se non fosse prematuramente morto e ci si attacca alle sue opere come ad icone sacre, con reverenza e nostalgia, cercando in esse l’eco di un mondo che non c’è più. Perchè New York in quegli anni era davvero il centro del mondo con tutte le tendenze underground – dal rap ai graffiti dalla new wave alla videoarte – che andavano sviluppandosi in contemporanea nutrendosi l’una dell’altra e i protagonisti della scena si affannavano frenetici per uscire dalla miseria e conservare quei piccoli momenti di celebrità che di tanto in tanto riuscivano a ritagliarsi. Erano gli anni della Factory di Andy Warhol, del Chelsea Hotel, degli scandali di Robert Mapplethorpe ed erano gli anni dei Graffiti.ob_20f9a8_basquiat-graffiti-ny-1978

Proprio dal mondo dei Graffiti Basquiat assorbe la sua carica creativa. Inizia a 17 anni, insieme all’amico Al Diaz, a ricoprire i muri di New York con frasi e puppet firmati SAMO. Poi l’amico muore e lui abbandona la tag ritrovandosi ad essere solo se stesso. Inizia a dipingere cartoline e a tentare di venderle. Incontra Andy Warhol e il resto è storia.

Downtown 81 racconta una giornata tipo del giovane Basquiat emarginato e allucinato mentre si aggira fra Downtown e Harlem in cerca di un posto dove dormire, sottobraccio porta uno dei suoi quadri che in quel momento valeva solo un biglietto da venti.

Nel documentario realizzato da Glenn O’Brien, membro della Factory e editor di Interview, tutti i personaggi interpretano se stessi secondo il modello Warhol, l’effetto della loro recitazione amatoriale è straniante, esacerbato dal doppiaggio spesso fuori synch, il sonoro dei dialoghi infatti andò interamente perduto e fu ricostruito solo a posteriori.

Il documentario restò fermo per anni per mancanza di fondi e fu recuperato solo nel 2000, anno in cui partecipò fuori concorso al Festival di Cannes suscitando grandi entusiasmi.

Wanted Cinema e Grafite HB inaugurano con “Downtown 81” una serata cinematografica all’insegna della Street Art che si terrà Sabato 24 Settembre a partire dalle ore 18.00 presso lo Spazio Wanted di via Tertulliano 68.

Di seguito i dettagli.

Sabato 24 Settembre
ore 18.00 Downtown 81
ore 20.00 Banksy does New York
Spazio Wanted, via Tertulliano 68, Milano

www.wantedcinema.eu
www.grafitehb.it

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Segui il coniglio bianco – Silvia Viganò e Giulia Jurinich rivedono l’iconografia di “Alice”

Partiamo dallo spazio, il Seicentro, edificio polifunzionale, collettore di eventi culturali che hanno a che fare con il sociale e la cittadinanza, ma non solo, uno di quegli spazi poco conosciuti, ma che sanno regalare piccole perle come l’incontro di stasera.

Silvia Viganò, artista, pittrice, creatrice di autentiche fiabe noir. Giulia Jurinich, storica dell’arte, ricercatrice, scrittrice. L’una presenta la sua mostra “Tracce di mascara“, l’altra il suo libro “Alice e il Paese del Pop-Surrealism“, entrambe ci svelano il risultato di un lungo percorso di ricerca che, pur muovendo da posizioni di partenza differenti, le ha condotte ad avvicinarsi nel punto di arrivo.

broken inside - silvia viganò

Il Pop-Surrealism, una corrente che parte dal “basso”, da quelle discipline spesso snobbate nei canali di distribuzione artistica, ma che proprio per questo sa arricchirsi di vitalità creativa e riesce a parlare all’uomo contemporaneo. Una figurazione che affonda le sue radici in tutto ciò che ci circonda, dal cinema ai fumetti, dai tatuaggi ai cartoni animati. Tutte queste influenze vengono incanalate e mediate dal vissuto degli artisti, dal loro immaginario, e si colorano di tinte fosche, di sfumature cariche di angoscia. Nel momento in cui la realtà si trasforma in sogno sopraggiunge l’incubo, ed ecco allora apparire le “fanciulle” di Silvia Viganò sospese in un’ eterna contrapposizione dei ruoli. A metà tra fata e strega, tra vittima e carnefice, le figure ricambiano il nostro sguardo trasportandoci in un mondo altrettanto enigmatico in cui anche la natura rivela la sua doppiezza oscillando tra il bucolico e lo spaventoso.

the killing of skunk - silvia vigano

La scelta del supporto rotondo o ovale contribuisce a sfumare i contorni delle opere e suggerisce di guardare oltre, di pensare alla storia di queste figure. Mentre osservo “The illusion of dragonfly” mi chiedo chi ci sia accanto a quella ragazza bionda, non un bianconiglio o uno stregatto, qualcuno di più misterioso, di più spaventoso. Queste “Alici” contemporanee non si perdono nel Paese delle Meraviglie, con più malizia e meno ingenuità diffidano della Regina, sanno che le meraviglie sono reali solo a metà, così come loro sono bambine solo a metà.

the illusion of dragonfly, silvia viganò

Il testo di Giulia Jurinich analizza le collisioni tra i molteplici linguaggi di espressione culturale che conducono fino a questi risultati, ci accompagna nella comprensione di tutto il non detto che, pur restando celato nel fondo di quelle pupille sbarrate, risveglia in noi quelle sensazioni troppo familiari con cui proprio non vogliamo fare i conti.

malice in her eyes - silvia viganò