Un “brutto” risveglio 

Ho appena fatto un colloquio di lavoro. Ho appena realizzato una serie di cose. Ho appena preso consapevolezza del mio approccio direi ingenuo alla cultura e all’arte. Da pochissimo tempo ho conseguito una laurea specialistica in comunicazione per l’arte contemporanea. Un corso che ti consente di diventare critico, curatore, mediatore e di ricoprire tutti gli altri ruoli più o meno manageriali che fanno dall’interno il sistema dell’arte contemporanea. Eppure il mio approccio a questo mondo è ancora troppo elementare e, soprattutto, troppo romantico. Io vedo l’arte come qualcosa di sublime, etereo, qualcosa che va ben oltre la quotidianità della vita e, in certi casi, conserva quel potere salvifico e sciamanico che avevano le pitture parietali preistoriche. E invece no, dietro l’arte ci sono professionalità e mestiere ed è folle il fatto che una come me, che da tutta la vita sogna di fare dell’arte il suo lavoro, si dimentica che lo è. Dietro l’artista si muovono figure importanti che hanno il potere di influenzarne la ricerca o di condizionare la percezione che il pubblico ha di loro, eppure nella mia mente, queste figure, restano marginali. Dimentico di annotare il curatore, dimentico il gallerista di riferimento, dimentico tutto ciò che dovrei imparare ad essere. Ringrazio Yuval Avital per avermi gentilmente massacrata e per avermi ricordato che è ora di crescere e di dare alla mia passione tutta la professionalità che manca. 

Raffaella Carillo

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